Pubblicato da: SAX | 18 settembre 2014

Lentamente, grazie

Una delle cose che non capiremo mai in Italia è l’arte dello spillare la birra, sono veramente pochi i locali doove lo si fa decentemente.

Noi, che siamo il popolo che più di tutti adora godersi il cibo, i sapori, le leggere sensazioni sul palato che ogni sfumatura di un piatto sa dare… con la birra cadiamo come gli ultimi degli inglesi (Ora, non vorrei con questo dire che gli inglesi non sanno godersi il cibo, ma dopo il caffé con torta di cipolle ordinato dai tizi di fianco a me a Praga, forse non ho tutti i torti.)

Ecco, quando ordini una birra in Italia, alla spina, ti arriva di solito entro pochi secondi. In Italia tutto deve essere veloce: caffè fatti a rotazione, birre e bevande alla spina idem, una dopo l’altra; ché i ristoranti/pub sono grandi, i clienti molti (e prima se ne vanno, prima ne arriva un altro a pagare), i soldi guadagnati in giornata sempre troppo pochi.

Poi ti arriva la birra, la bevi, e ti senti pieno come un pallone gonfiato… perché in Slovacchia questo non succede?

Qualche tempo fa ho avuto l’Epifania.

Sento un mio amico chiedere una birra “lenta”, e insomma, mi rendo conto che mentre pensavo di avere sempre sentito “malé” (piccola, cosa molto strana da queste parti fra l’altro) in realtà quello che dicevano era “pomalé” (lenta). Starete magari pensando che potevo anche arrivarci prima, che dopo 5 anni a sentire “piccola” e vedere arrivare solo birre da mezzo litro un dubbio forse poteva venire anche a me ma… eh, avete ragione.

Ma torniamo a noi: una birra…lenta? Che cazz…

Una birra lenta è una birra spillata piano. La spillano. Iil bicchiere si riempie di schiuma che pian piano ritorna birra. Poi aggiungono ancora un po’ di schiuma che pian piano diventa birra a sua volta. Eccetera…f inché il bicchiere non è pieno, e ci vogliono tranquillamente 10-15 minuti, quindi lenta… molto lenta.

Sia chiaro, se la vuoi veloce te la fanno: girano al levetta e via… bicchiere pieno di birra. Il problema è che una birra spillata così contiene una quantità industriale di gas, mentre una birra lenta no.

La leggenda vuole infatti che di birra cotal spillata se ne possa bere quanta se ne vuole, na voi non credeteci: io ci ho provato e non ha funzionato. Per bersi le 6-7 birre in un paio d’ore tradizionali di qui, seguite ovviamente da 2-3 kapurkove, occorre probabilmente avere geni che non possiedo.

 

Niente di meglio di una Budweiser a Budweis, no?

Niente di meglio di una Budweiser a Budweis, no?

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Pubblicato da: SAX | 21 maggio 2014

In Slovacchia no

Non so, ma a me “cambiare un componente della rete” alle ore 12.02, buttando giù la rete per 20 minuti a tutto il palazzo, mi pare una mancanza di rispetto non da poco.

In un mondo normale, questi lavori i sistemisti li fanno la notte.

In Slovacchia no. Potessi cambiare ITCity, lo farei di corsa.

Pubblicato da: SAX | 10 maggio 2014

Cose che “gli altri” fanno bene

Dove con “gli altri”, si intende gli ungheresi.

Qualsiasi italiano trapiantato in Slovacchia avrà sperimentato una di quelle lunghe discussioni anti-ungheresi o anti-slovacche (a seconda della zona) e sa bene che non corre certo gran buon sangue fra le due nazioni. Ma per me l’Ungheria avrà sempre un posto speciale nel cuore: ci ho conosciuto mia moglie, ci sono stato molte volte e ci torno sempre volentieri.

Ed ecco, gli ungheresi non sono di solito gran simpaticoni, è vero (mmm, ma si può dire lo stesso degli slovacchi forse?), ma quando fanno qualcosa lo fanno bene, c’è poco da criticare.

Le strade ed autostrade ungheresi sono ben curate, asfaltate, poco bucate (ad eccezione di questi 500 metri qui) e senza quelle fastidiose – e pericolose –  “rotaie” create dal passaggio dei camion, come si trovano in tutta la slovacca E571.

Gli hotel sono in media poco costosi (anche a Budapest, a patto di non voler alloggiare in centro) e ben curati.

Il cibo è buono, anche se un po’ pesante. Gulas, perkelt…se si trova il ristorante giusto c’è da leccarsi i baffi, e a poco prezzo.

Le ragazze sono belle, anche se hanno di norma il sedere più largo della concorrenza slovacca. Insomma… le slovacche sono meglio, se ve lo siete mai chiesti. Sugli ungheresi non mi esprimo, per questo servirebbe una donna.

Viste le premesse, lo scorso weekend abbiamo deciso di passarlo a Debrecen, cittadina di 200.000 abitanti a un paio d’ore da casa, quindi comoda per un ponte breve.

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L‘hotel era decisamente carino, e abbiamo pagato circa 120€ per due notti, camera tripla più lettino per bimbo. Pulito, confortevole, silenzioso. Parcheggio interno privato, piccolo giardino, colazione abbondante (anche se – al solito – non si tratta di colazione “italiana” dolce, ma di uova, wurstel, prosciutto, formaggio e il miglior caffé annacquato del mondo come da tradizione). Receptionist molto gentili e carine, il ché non fa mai male.

Di fronte all’hotel, un ristorante “cantina” dove abbiamo trovato, oltre a tranquillità e proprietari gentili, i migliori perkelt mai mangiati in Ungheria. Ci mangerei tutti i giorni.

A poche fermate di tram dall’hotel si trovava il vero obiettivo del nostro viaggio: Aquaticum, un parco acquatico coperto fra i migliori che abbia mai visto (menzione speciale di disonore per il pavimento scivoloso…ma chi ca##o lo ha progettato?). Ovviamente completo di sezione termale, dove però non siamo stati. Le immagini parlano da sole.

Nella stessa zona, per il secondo giorno, lo zoo. Sia chiaro, non siamo ai livelli dello zoo di Kosice (uno dei migliori che abbia mai visto, in quanto a strutture, posizione, ambiente), ma comunque pieno di animali interessanti e sopratutto in generale ben curato e pulito.

Tirando le somma. “diamo a Cesare quel che è di Cesare”: gli ungheresi hanno tanti difetti (in primis il loro forte nazionalismo) ma hanno anche tanti pregi. Se presi a dosi modeste sono un popolo piacevole in un paese pieno di opportunità tutte da scoprire.

Pubblicato da: SAX | 21 aprile 2014

Buona Pasqua a tutti!

Šiby, ryby, mastné ryby, kus koláča do korbáča!

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Pubblicato da: SAX | 18 febbraio 2014

Openoffice (reprise)

“Toc , toc”

Strano, penso, sarà l’amministratore che è venuto a portarmi la fattura?

La maniglia si abbassa: come al solito manco il tempo di alzarsi dalla sedia e prova ad entrare, che nervi.

Giro la chiave, apro la porta. Un signore sui 50 anni che ovviamente non saluta e chiede se so dove si trova mister-checazzonesoio.

“Scusi, ma non sa leggere?”

E indico il cartello ora ben visibile sulla mia porta: NEKLOPAT (NON BUSSARE). Il cartello sul quale ha appena bussato.

Nuovo cartello sulla porta

Nuovo cartello sulla porta: NON BUSSARE

D’altronde il cartello a fianco “non disturbare, non forniamo informazioni” non bastava.

Mi guarda stranito, proprio non capisce.

“Eh, ma ho bisogno di una informazione.”

Mi cade la mascella e lo fisso a bocca aperta per qualche secondo, scuotendo la testa. Poi chiudo la porta.

Qualcuno ora dovrebbe spiegarmi, più di questo cartello che cosa devo fare per non farmi rompere i maroni mentre lavoro: una porta chiodata magari. Nel senso che martello i chiodi dall’interno in modo che ci pensano 3 volte prima di bussare conficcandoci le nocche?

Pubblicato da: SAX | 16 gennaio 2014

Selezione sul lavoro

Delle due, o in Slovacchia le regole per la sicurezza sul lavoro sono quantomai permissive, oppure forse se ne fregano altamente.

Un po’ come la storia per cui ogni volta che un amico slovacco sale sulla mia auto si deve lamentare per il “noioso” bip-bip-bip causato dalla sua cintura non allacciata, posto del passeggero davanti peraltro. Mica che potresti allacciartela…no eh?

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Le foto dei tizi sopra risalgono a questa estate, ma ogni giorno vedo operai lavorare su traballanti impalcature senza protezione alcuna, manco un caschetto di vimini. Pare proprio la regola… prima o poi parleremo di come si fa selezione naturale in Slovacchia, oh se ne parleremo!

Pubblicato da: SAX | 8 gennaio 2014

Un minuto

<<Push the voucher into the gap and wait a minute>>

<<Push the voucher into the gap and wait a minute>>

Pare che in Slovacchia le macchinette per timbrare i biglietti sui bus siano quantomai lente…

Pubblicato da: SAX | 7 gennaio 2014

Buon anno, per favore

Visto che qualcuno ne parlava…

PF

Pubblicato da: SAX | 31 dicembre 2013

2013 in review: alfabeto e super tette tirano sempre

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 5,500 times in 2013. If it were a NYC subway train, it would take about 5 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

Pubblicato da: SAX | 16 dicembre 2013

Palle di Natale

Una cosa che mi manca un po’ in Italia e che qui si respira ancora a pieni polmoni è la passione per il bowling. Visti i prezzi abbastanza popolari (10-15€/ora/pista, e non 5€ a partita/persona come in Italia), la quasi totale assenza di gentaglia di dubbia fama (a differenza della maggior parte delle sale italiane) il bowling in Slovacchia è un passatempo ancora in voga.

Da bravi italiani, di quelli che provano ad integrarsi, io e SAR ci diamo appuntamento per una serata italo-slovacca: noi gli italiani, il bowling lo slovacco. Ci si vede alle 21, e tutti ringalluzziti per le 10.000 cose che abbiamo da raccontarci dopo qualche mese pieno di novità per entrambi, ci dirigiamo  verso il bowling.

Parcheggiando noto un grosso pullman nel parcheggio. Faccio finta di niente. Proviamo ad entrare dall’uscita sul retro solitamente aperta. Chiusa. Ci dirigiamo verso l’entrata principale, entriamo. Il bowling è bello pieno: “ci sarà da aspettare”, faccio a tempo a pensare, che già una cameriera ci indica l’uscita. “E’ chiuso”.

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Io e SAR ci guardiamo e sono sicuro entrambi ricordiamo in quel momento un paio di cene di Natale organizzate dai nostri affittuari qualche anno fa…

Il fatto è che il bowling gli slovacchi se lo godono proprio; se lo godono così tanto (a suon di birra, borovicka e chiacchiericcio, quest’ultimo cosa assai rara normalmente da queste parti) che a dicembre sono moltissime le aziende che ci organizzano le feste di Natale, prenotando il bowling intero.

Non ci perdiamo d’animo. Questo bowling era il più conveniente, ma fa niente, ci dirigiamo verso un altro. Quando arriviamo, la trentina di auto parcheggiate fuori non è di buon auspicio…

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Chiuso.

Ormai siamo in ballo, balliamo. Ri-attraversiamo la città per andare al piccolo  bowling da due piste che nessuno-sicuramente-avrà-prenotato. Arriviamo. Ci sono molte macchine fuori, ma è normale, principalmente è un ristorante, e poi non c’è nessun cartello che indica la prenotazione quindi parcheggiamo ed entriamo. La pista da bowling è vuota, “evvai, ce l’abbiamo fatta!”.

O no?

Le cameriere ci avvisano che il bowling è prenotato da una tavolata. Un’altra, l’ennesima festa aziendale.

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Siamo un po’ tristi: i bowling che conosciamo sono finiti, ma quel gran bel pozzo di idee che è SAR si ricorda di quella pizzeria in centro – dove fra l’altro fanno pure una buona pizza –  con due tavoli da biliardo. Il biliardo, altro bellissimo ricordo degli anni che furono: perché no?

Passiamo la serata lì, fra una birra e una pizza, le nostre chiacchiere e qualche partita a biliardo. La piacevole sorpresa è che pizza + 2 birre + un’oretta di biliardo paghiamo in tutto 11 €, il minimo che ci sarebbe costato solo il bowling (esclusi i 37 cents di affitto delle scarpe, ovviamente), senza beveraggio. Missà che lo rifaremo.

P.S. SAR, ricordiamoci di rimandare le nostre sporadiche serate a novembre o a gennaio, l’anno prossimo. Dicembre, lasciamolo ai nativi. che è meglio.

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