Pubblicato da: SAX | 21 settembre 2014

Bulgaria – What The Fuck!

Nel mio processo di naturalizzazione a vero slovacco D.O.C. – fra l’altro interrotto bruscamente –  le vacanze in Bulgaria non potevano certo mancare. Se non sei stato in Bulgaria, il paese dove si-mangia-in-4-con-10€-non-prendere-all-inclusive-assolutamente-no, non sei slovacco nemmeno un unghia, mi pare.

Cominciamo quindi dalla fine: sul mio vacanzometro di fiducia la Bulgaria si piazza in una poco invidiabile posizione a metà fra “Mai più” e “Se proprio devo”:

Vacanze in Bulgaria?

Diciamo traducibile in “manco pe’ u cazz”.

Lo ammetto, in parte è colpa nostra, che ci siamo fatti abbagliare dall’offerta last-minute che prometteva faville: hotel 5* in riva al mare in zona rinomata, family-friendly e cazzi e mazzi. Purtroppo, non tutto è andato come doveva andare.

Volo diretto Kosice – Burgas, e subito problemini con la carta d’identità italiana.

Pur non essendo ancora parte di Schengen, la Bulgaria accetta la carta d’identità italiana come documento valido per l’ingresso. Non fosse che la guardano 5 minuti, la tolgono dalla custodia per passare le unghie sulle incisioni nella carta, la guardano in controluce e poi ancora e ancora, finché non ti lasciano passare (Da notare che questi problemi me li han fatti solo le donne, mah…). La cosa non mi mette comunque a disagio, di solito preferisco più controlli a meno controlli,  quando viaggio senza ovuli di coca nello stomaco, certo.

A Burgas, ci aspetta un bus dall’aspetto non proprio elegante, ma dentro non è male. In strada becchiamo una coda di un paio di chilometri e una delle cose che mi colpiscono è la quantità industriale di auto che tranquillamente superano tutta la colonna fermandosi di tanto in tanto in “doppia fila” facendo posto a qualche sporadica auto che giunge nel senso opposto.

Ma la cosa che più mi stupisce sono le auto che superano le auto che superano, occupando tutta la carreggiata e finendo con le ruote nella banchina dal lato opposto, bloccando a quel punto sì tutta la strada fa clacson e bestemmie bulgare (queste ultime nella mia immaginazione). Veramente, non ho mai visto niente di simile. Penso che per fortuna io in Bulgaria mica devo guidarci.

Arriviamo all’hotel, e il primo impatto è eccezionale: hotel bellissimo, interni in stile un po’ troppo tribal-african-egiptian-muccapazza che in certi punti risentono del passaggio degli anni ma, in generale pare un bel posto.

L'hotel

L’hotel

Mai avrei pensato, in quel momento, di non vedere l’ora di ritornare a casa già dopo pochi giorni.

Facciamo il check-in e saliamo in camera. Ah, l’ascensore: l’algoritmo dell’ascensore è una candid-camera: se è fermo al secondo piano e lo chiami dal piano terra, sale all’ultimo e poi ritorna giù. Sempre. Se sei al secondo – il nostro caso – l’ascensore è al piano terra e lo chiami (c’è solo il pulsante per scendere), questo sale fino all’ultimo senza fermarsi al tuo piano. E poi scende facendo tutte le fermate prenotate. L’effetto è che, se hai un bimbo piccolo e un passeggino, negli orari di punta (colazione, pranzo, cena) l’ascensore è sempre pieno come un uovo, e tanti saluti alla famiglia col passeggino. Anche perché c’è un solo ascensore per tutta l’ala, che a spanne conterrà 3-400 persone.

“Risolviamo” dividendoci: moglie e figlio piccolo in ascensore (pressando e facendo scendere qualcuno quando l’ascensore segnala superato i limite di 1300 Kg, anche se si è dentro in 6), io e il grande per le scale. Questo fino al primo giorno di pioggia, nel quale grazie alla mancanza di luce e alle infiltrazioni d’acqua da chissà dove prima io poi lui rischiamo di perderci l’osso del collo, su quelle scale.

Ma parlavamo della camera. Entriamo…stupenda! Grande, ordinata, con vista mare (sul lato dell’hotel, altrimenti si pagava il surplus) e un bell’arredamento.

Finché non scopriamo che il lettino per il piccolo è rotto, e il divano-letto per il grande ha un buco grosso come una casa proprio dove dovrebbe starci la sua schiena. Scherziamo? Torniamo alla reception, e dopo qualche ora viene un signore-tuttofare che cambia il lettino, seguito da una signora-tuttofare che riempie il buco di cuscini e appoggia un materassino sul divano. Su questo “letto” dovrà dormire mio figlio per 11 notti… dio mio.

 

“Risolta” anche questa, scendiamo a vedere le piscine. Belle… ma… qualcosa non torna. Ci si può accedere solo facendo tre rampe di scale? Ascensori inusabili e scale a ripetizione: e doveva essere un hotel per famiglie con bimbi piccoli, dicevano.

Ad ogni modo, c’è da dire che la vita ai bordi della piscina non è male. Se ti alzi abbastanza presto (e con un bimbo di un anno sfido chiunque ad alzarsi dopo le 6.30) hai tutto il tempo di fare colazione ed andare poi a prendere possesso di qualche sdraio per la giornata.

Impossibile usare il solito trucchetto di alzarsi alle 4, scendere a prenotare i lettini con gli asciugamani e poi con calma letto-colazione-piscina perché… un cartello dice che tutti gli asciugamani lasciati incustoditi per più di un ora verranno rimossi. Non solo, un giorno mettiamo gli asciugamani prima di colazione, torniamo dopo si e no 20 minuti e… non c’erano più. Il bagnino  o una delle manager del luogo passavano e li toglievano. Sinceramente, mi sono chiesto il perché del cartello. Questo comunque durante il giorno poi non succedeva, anche perché la gente si va a fare bagni anche più lunghi di un’ora… che fai, gli togli gli asciugamani dai lettini mentre sono in mare?

Non è male, dicevo, a parte la presenza inquietante dietro le tue spalle di una donna di servizio che al riparo dagli sguardi indiscreti (dei suoi datori di lavoro) telefona un paio d’ore al giorno deliziandoti con la sua soave voce turca.

Passa la giornata, e la sera si va nella hall per scaricare posta. Anche in vacanza serve comunque farlo almeno una volta al giorno: il free-wifi della hall mi basta e avanza. O meglio, basterebbe e avanzerebbe…se funzionasse. In 12 giorni sono riuscito a scaricare posta 4 volte. E non era nemmeno questione di congestione, visto che ho provato anche il mattino molto, molto presto. Ma di pagare 6 € al giorno per avere il wifi in camera sinceramente non ne avevo alcuna voglia. Braccine corte, lo so.

Una piccola nota sul cibo dell’hotel, in generale buono ed abbondante: il ristorante italiano à-la-carte interno all’hotel, nel quale usufruiamo di una cena compresa nel soggiorno, ci offre una italianissima Insalata Tzatziki come antipasto.

Passano comunque alcuni giorni in cui ad ogni modo non ci facciamo venire il sangue amaro: sono tante piccole cose che avremmo volentieri evitato ma… possiamo conviverci.

Finché arriva il giorno del giudizio: arrivano GLI ITALIANI.

E quello che era il momento migliore della giornata, ovvero il tempo trascorso fra sdraio e piscina, diventa il nostro peggior incubo.

Non potete immaginare la caciara, le urla, le bestemmie che una famiglia romana di 5 persone e una combriccola di 3 meridionali riescono a mettere assieme. La famiglia romana che poi, nel complesso, a parte le urla non da poi particolarmente fastidio. Ma i 3 tizi sono veramente l’apoteosi dell’italiano all’estero:

Li riconoscete, vero?

Li riconoscete, vero?

Una bestemmia ogni due parole, gridando ovviamente, e un continuo prendere per il culo – in siciliano – i poveri baristi che se li devono sorbire già ubriachi fradici nel primo pomeriggio (si sa, facciamo i fighi a bere senza sapere bere). Godo come un riccio quando pare buttino il bagnino in acqua per fargli uno scherzo (ovviamente scherzavano da soli, se le cantavano e se le suonavano), il quale chiama la security che gli fa il mazzo così. Ma il giorno dopo siamo punto a capo.

Non voglio mischiarmi con loro, e infatti quando parlando col barista gli faccio notare che lo pigliano per il culo in continuazione, questo si stupisce che sia italiano anche io. Gran bel complimento. Io comunque spero che gli sputi nel gin tonic.

Riguardate quei tipi, poi guardate questi:

Ci facciamo riconoscere.

Ci facciamo riconoscere.

Sì, non serviva sentirli parlare. Puri italiani 100%.

E in effetti di gruppetti come questo se ne vedono in giro un discreto numero – mi sarei aspettato di vederne meno a dire il vero – durante le serate sul lungomare (a proposito, Sunny Beach è di sicuro gemellata con la riviera romagnola, a parte il cirillico non ci sono sostanziali differenze). Gruppetti di italiani arrapati volati in Bulgaria per usufruire di quello che le leggende dicono sia il prodotto locale per eccellenza: la figa.

Non fosse che poi li si vede in giro sempre e solo da soli, a fare commenti inascoltabili a ragazze che mai li capiranno. Almeno riuscissero ad inanellare più di due parole di fila in inglese…

E comunque: fra cirillico, bagni sporchi, musica tunz-tunz (menzione speciale per il pezzo qui sotto, passato probabilmente 2677 volte in hotel durante la nostra permanenza), zaini rubati e cartoni animati out-of-synch in televisione (doppiati sopra l’audio originale… fantastico!), la vacanza giunge quasi al termine senza danni.

Finché arriva l’ultimo giorno: la prima partita di beach volley della stagione, un dito rotto.

All day, all night… Bulgaria, what the fuck!

Giusto per finire in bellezza.

 

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Responses

  1. Ciao Sax,
    io sono stata lo stesso in Bulgaria,
    per la precisione sono stata a Primorsko.
    Non sono stata in un hotel a 5 stelle, ma in uno di 2 e posso dire che tutto é stato pulito, igenico é molto carino, ľunico problema che ho trovato é stato che stavamo al terzo piano e senza ascenzore dopo una giornata passata al mare facevamo fatica a salire tutti quei scalini….forse ho avuto piú fortuna di te giá che non ho incontrato neanche un Italiano….
    io ho trovato questo piccolo paese molto, ma molto potenziale per le vacanze… mi ha affascinato e forse il prossimo anno ci ritorneró…. e menomale che non tutti siamo uguali 🙂 perché a me Londra non piace 😛

    • Sicuramente, sono sicuro che ognuno la vive a modo suo 😉 dipende anche dalle aspettative. Comunque non ho niente da dire sulla pulizia (bagni esterni dell’hotel a parte)

  2. L’italiano all’estero non delude mai… Lo si riconosce anche con una benda agli occhi e a chilometri di distanza. Ma quello che io mi chiedo è: come è possibile che gli esemplari di questa specie così diffusa non si rendano conto che in ogni posto in cui vanno, il rischio di avere nei dintorni gente che capisca le loro soavi esternazioni difficilmente scende al di sotto dell’80%?


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