Pubblicato da: SAX | 15 agosto 2013

I gladiatori delle sale d’aspetto

Non ho ancora avuto modo di parlare degli ospedali slovacchi, ma lo farò statene certi. Semmai, quello su cui vorrei soffermarmi oggi è la fantastica gestione delle code nei servizi ospedalieri in quel di Presov.

In Italia, almeno in tutti gli ospedali che ho avuto il dispiacere di conoscere, si procede di norma in questo modo:

1. Si prende il numero
2. Si aspetta che chiamino il proprio numero, o che compaia nello schermo a matrici di led
3. Si procede con la visita

Il tutto re-iterato N volte nel caso in cui ci siano da fare più esami o più code. Questo ha grossi vantaggi per tutti, in quanto evita litigi, contatti umani non voluti e sopratutto permette di farsi beneamatamente i cazzi propri mentre si aspetta il numero. Sopratutto se si parla di 200-300 numeri avanti a sé. Chi è stato mai a fare esami del sangue in un ospedale di Milano sa di che parlo.

A volte, se la gestione del rotolo di numeri dell’ospedale in questione non è ottimale, si presenta un grande problema (che – come direbbe qualcuno – è poi un’opportunità a guardarla all’inverso). Se qualcuno sa, ad esempio, che il rotolo non viene cambiato da un giorno all’altro…va in ospedale la sera e prende il numero per la mattina successiva. Se le visite cominciano alle 7.00 non avrà quindi bisogno di presentarsi alle 6.30 per avere un numero migliore…visto che sarà comunque fra i primi.

***

In Slovacchia, o almeno qui in città, i numerini di carta non esistono in alcun ospedale. Tantomeno gli schemi LCD con i tempi di attesa che troviamo nei più moderni italiani, tipo questo.

Il paziente arriva e, a seconda del medico/esame/ospedale/policlinico, deve:

SISTEMA 1
Scrivere il proprio cognome su un foglio di carta appeso alla porta. Si viene poi chiamati in ordine.

Questo è il sistema più simile ai numerini che esiste in Slovacchia, ma purtroppo viene gestito con la stessa pecca indicata poco sopra per i numerini italiani: ci sono persone che vanno la sera prima a scrivere il proprio nome sul foglio. Si presentano poi alle 6.59 e sono i primi ad entrare, alla facciazza tua che sei lì dalle 6 e qualcosa. Basterebbe cambiare il foglio ogni giorno, persino più facile che coi numerini.

La presa per i fondelli è resa ancora più insopportabile dal fatto che, a differenza che coi numerini, se anche arrivi alle 7.45 e hanno già chiamato il tuo cognome fa niente, ti richiamano comunque per primo. Ogni volta.

SISTEMA 2
Quando si arriva, comunicare il proprio cognome (ed eventuali altri dati) all’infermiera dello studio.

Il problema di questo sistema è che l’infermiera è solitamente DENTRO lo studio, o meglio in una sorta di anticamera allo studio vero e proprio. Quindi tutti aspettano in corridoio e, quando l’infermiera apre la porta, si verifica una situazione da fantastica “coda a imbuto”. Tutti, ma proprio tutti, si alzano contemporaneamente e si fiondano verso la porta aperta, assalendo l’infermiera, chi sta dietro tendendo le braccia per far prendere il proprio foglietto prima di quello degli altri, ed acquisire quindi la priorità.

Scene pazzesche. In Italia le vediamo di solito in fila all’autogrill – in giornate da bollino rosso – per un caffé, o in qualsiasi contesto diano degli assaggini gratis. Saremmo pronti ad uccidere per quegli assaggini.

coda

Diverse priorità: noi preferiamo ammazzarci per del buon cibo.

***

Antefatto: una delle prime cose con cui mi scontrai arrivato in Slovacchia fu la coda al bar dell’aeroporto. Arrivai alla cassa e mi ci misi di fronte aspettando che la cassiera mi desse retta. Invece no. Uno a uno, smarcava le persone che si erano poste ordinatamente in fila parallelamente al banco. Io, messo di fronte, venivo semplicemente ignorato…anche da chi arrivava dopo di me. Semplicemente, non essendo in coda, non esistevo.

In ospedale evidentemente funziona diversamente: per esami particolari di solito entrambi i sistemi funzionano, non essendoci granché di coda. Capita però di ritrovarsi in coda dal medico generico o, che so, dal gastroenterologo, in decine e decine di persone.

E quando si apre la porta è guerra vera: gli slovacchi, un popolo che ammiro per la loro compostezza in coda, diventano demoni italiani e perdono regole e rispetto per il prossimo.

Qualche settimana fa, ad esempio, dovevo portare mio figlio dall’oculista. Sapendo che le visite cominciano alle 7.30, mi preparo e raggiungo il policlinico in anticipo. Alle 6.45 sono lì. Il corridoio è vuoto…bella, siamo i primi!

Però.

Porcaccia la miseria, non lo sapevo…l’oculista applica il SISTEMA 2. Quindi arrivare 45 minuti prima non mi da alcun vantaggio competitivo.

Tempo le 7.20 e il corridoio è pieno di decine di persone, alcune in piedi di fianco alla porta, che aspettano arrivi l’infermiera a ritirare i fogli.

Tempo le 7.25 arrivano dottoressa ed infermiera, entrano nell’ufficio richiudendosi la porta alle spalle.

L’atmosfera carica di tensione si taglia con il machete. Gli occhi rivelano i pensieri di tutte quelle persone che, nervosamente, spostano il proprio peso da un piede all’altro avvicinandosi alla porta con nonchalances.

Alle 7.29 trasaliamo quando la voce della dottoressa, dall’interno, interrompe il silenzio:

“Al mio segnale, scatenate l’inferno”.

E l’infermiera apre la porta.

Al mio segnale, scatenate l'inferno.

Io prendo mio figlio e lo tranquillizzo:

“Qualsiasi cosa esca da quella porta, avremo più possibilità se restiamo uniti!”

La folla corre verso la porta che ancora non si è aperta del tutto. La ressa si stringe a noi impedendoci di raggiungere meritatamente per primi la mano tesa della sorella di turno…

“Testuggine, testuggine!”

Lo incito mentre spalle a spalle apriamo una breccia fra gli slovacchi sempre più frastornati da cotanto ardore latino…

Testuggine, testuggine!

Finché finalmente ce la facciamo. Raggiungiamo l’agognata mano che prende il nostro foglietto e lo butta in un recipiente assieme agli altri.

Il nostro dimostrato valore non è servito a niente. Nessuna priorità, nessuna coda, nemmeno un banale sistema FIFO.

Il regno del caos. E nessuno saprà mai come diavolo finiamo per essere chiamati quasi fra i primi.

 

 

P.S. A onor del vero, un comportamento analogo lo si vede anche da Kaufland, dove una volta in coda alla cassa lo slovacco D.O.C. è solito “ruzzare” col carrello sul tuo sedere. Questo non lo aiuterà ad arrivare prima alla cassa, essendo in coda dopo di te, ma se potesse stai certo che ti passerebbe sopra.

 

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Responses

  1. Bel post 🙂 confermo che i sitemi sono uguali in tutta la Slovacchia, ma qui nella mia zona (regione di Trencin) c’è un elemento in più… paghi 5 euro all’infermiera e salti la fila! Inizialmente credevo fosse una sorta di mini-tangente… poi ho visto che invece è scritto chiaramente sulla porta dell’ambulatorio come tariffario: 5 euro per saltare la fila.

    • Mia moglie conferma che anche qui esiste quella tariffa per “saltare la coda” ma sono 7€. Non l’avevo mai notata (avevo semmai notato che se vai senza prenotazione paghi tipo 15€, con prenotazione è gratis. Peccato che non rispondano al telefono così ti è impossibile prenotare).
      Che poi..se tutti pagano i 5€ la coda la fanno lo stesso no? Che senso ha?

  2. Secondo me gli slovacchi non hanno niente da invidiare agli italiani nell’antica arte di saltare la coda. Io ho pranzato un anno in mensa a Banská Bystrica e ho visto utilizzare raffinatissime strategie di salto. Confermo il fenomeno del “ruzzare” col carrello sul sedere da Kaufland

    • Mmmm…mai capitato al di fuori dei contesti ospedalieri. Ma forse perché la mia faccia di solito parla da sola: devi solo provarci…


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