Pubblicato da: SAX | 5 agosto 2013

vitello = vitello

Oggi è successo ancora: per l’ennesima volta, ho provato quella strana brutta sensazione dell’acquirente che dà fastidio al venditore cercando di comprare qualcosa.

E’ una sensazione tutta unica, che in terra slovacca si prova però nelle più svariate situazioni: quando la cameriera al bar ti porta il caffè con la faccia da mi-è-morto-il-gatto e/o potevi-startene-a-casa-invece-che-venire-qui-a-farmi-lavorare; quando il piastrellista sfodera la stessa medesima faccia (ma in quel caso, è lui che poteva-starsene-a-casa) quando ti lamenti perché le piastrelle in cucina sembrano posate da Edward-mani-di-forbice (che poi sono convinto avrebbe fatto pure un miglior lavoro, lui); quando cerchi di effettuare una qualsivoglia transazione economica dove tu sei il cliente e qualcun altro il venditore.

Puoi ad esempio girare decine di negozi di porte chiedendo preventivi a destra e manca. Tutti ti risponderanno “sì, certo, a breve te lo inviamo”, ma considerati fortunato se ne riceverai anche uno solo. Il cliente, qui, deve continuare imperterrito a rompere le balle al venditore per poter avere quello che paga. Certo, mica parliamo di rimborsi o cosa…vuoi comprare un bene? Preparati a riversare una buona dose di bile alla stregua del venditore di turno. Non hai alternative, ché son tutti così.

Il caso di oggi è emblematico.

Mi reco da Hypertesco in compagnia del figlio 3enne, dall’altra parte della città (ok, saranno si e no 5 Km), per comprare un pezzo di carne di vitello…visto che la moglie ha voglie post-parto (esistono?) e il vitello tonnato è una di quelle cose che comunque vada anche io mangerei almeno una volta a settimana, magari alternandolo con della buona pizza.

Ora, voi probabilmente non lo sapete ancora, ma in Slovacchia – vuoi per abitudine o per dote di portafoglio – le carni che vanno per la maggiore sono pollo, tacchino e maiale. Si trova il manzo in giro, ma è comunque molto più raro delle altre. Se vuoi mangiare del vitello, come direbbe mia nonna: “attaccati al tram”. Ma un amico ci ha detto che all’Hypertesco lo vendono…

Arrivo, faccio un po’ di spesa, mi reco al banco carni, aspetto 5 minuti che esca un addetto (ehm…e sarebbe il più grande supermercato di un paese da 100.000 abitanti, un giorno feriale, alle 17.30…) e chiedo gentilmente se hanno della carne di vitello. Noce di vitello, esattamente.

“La carne che abbiamo è esposta lì”

Mi indica il frigo della carne impacchettata.

“Grazie, ma mi chiedevo se avete dei pezzi di vitello fresco al banco”

“La carne che abbiamo è esposta lì”

Mi indica il banco della carne impacchettata.

“Grazie.”

Mi sposto, cerco la carne ma non riesco a trovarla…allorché l’addetto con fare stizzito esce dal banco (dietro al quale si stava grattando i maroni ovviamente) e mi indica la carne di vitello. E in effetti ha ragione, c’era del vitello, ma niente noce, e sopratutto solo pezzi da 1 Kg (ci devo mangiare due mesi?). Ringrazio, e mi faccio confermare dalla sua stizzosaggine che non ha noce e che non ha vitello al banco.

Vabé, dico io, il vitello l’ho trovato: vado alla cassa, dove la solita cassiera 16 enne (scuole chiuse = 99% cassiere/i 15-17 enni nei supermercati), comunque cordiale per mia fortuna, fa passare tutta la spesa…ma non il vitello.

C’è un problema: il lettore di codici a barre legge il pacco da 1 Kg di vitello dal prezzo di 15+€ come un muffin da 69 centesimi (Il ché a me non creerebbe alcun problema fra l’altro).

Prova, riprova, chiama la cassa centrale per il codice corretto ma non glielo comunicano. La cassiera mi invita a pagare il resto della spesa, che la coda in perfetto stile-slovacco comincia a spazientirsi (con me, fra l’altro, stupido italiano a cui salta in testa di comprare dello stupido vitello).  Posso lasciare il vitello lì e andarmene col resto.

Si, mah…

“Mi scusi, sono venuto apposta in questo Hypertesco per comprare questo pezzo di vitello, non vorrei andarmene senza.”

La cassiera mi sorride.

“Ok, rientri pure e porti il vitello alla cassa centrale, se la vedranno loro”

La guardo interdetto.

“Rientro? E mio figlio e la spesa pagata li lascio qui con te?”

Stavolta è lei che non capisce, credo in effetti che sia naturale in Slovacchia far rientrare nel supermercato una persona con carrello e sacchetti di roba pagata. Quindi no, avevo proprio capito bene. Prendo il carrello, faccio spostare la coda-cagaminchia e percorro la lunghezza del supermercato, vitello alla mano, fino alla cassa centrale.

“Buongiorno, vorrei comprare questo pezzo di vitello ma alla cassa mi han detto che non legge bene il codice, e che ci pensate voi”

Bip-bip-bip-bip.

Bip.

Bip-bip.

Bip.

Otto volte, sì sì le ho contate, otto volte ha passato il vitello sul lettore senza fare altro, leggendo per otto volte “Muffin, 0.69€” sul monitor.

“Eh, non passa, mi dispiace…lo può lasciare qui se vuole”

Mia moglie – santa donna – li avrebbe già mandati a cagare. Quanto l’amo.

“No che non voglio,  sono venuto fin qui apposta per comprare proprio questo pezzo di vitello”

“Eh, mi dispiace, non passa”

Uno sano di mente si chiede a che cavolo serva una cassa centrale se poi fa e dice le stesse cose della 16 enne alla cassa periferica. Ma mantengo la calma. Sono in ferie, e alla fine ho tutto il tempo che voglio…ma sopratutto oramai voglio combattere contro il sistema: voglio questo pezzo di vitello.

“Il prezzo però c’è scritto: 15€ e qualcosa…non posso darglieli e me lo lascia portare a casa?”

“No, se il codice non passa non posso venderlo”.

“Quindi mi sta dicendo che avete N pezzi di vitello da 1 Kg e 15 € l’uno che non potrete mai vendere a nessuno?”

Credo di averla colta impreparata: questo passaggio logico probabilmente non fa parte del repertorio slovacco. Difatti, lei è solo una impiegata probabilmente sottopagata…che vuoi che gliene freghi se Tesco vende o meno i suoi pezzi di vitello?

“Mmm…”

Bip.

“Lo porti al banco carne e chieda di metterci il codice corretto.”

Sono sfinito, e so già chi mi aspetta al banco carne. L’addetto-carne-col-ciclo.

Ripercorro il supermercato, in largo questa volta, fino al banco carne. L’addetto ovviamente non si vede, nemmeno dietro il vetro che da sui banchi di lavoro sul retro, stavolta. Ma aspetto ‘sti altri 5 minuti, quasi volentieri, finché riporta quella faccia da svogliato sull’uscio.

“Salve, mi scusi alla cassa e alla cassa centrale mi hanno detto che il codice su questo pezzo di vitello è sbagliato, e mi hanno mandato qui per farmelo cambiare, potrebbe aiutarmi?”

Guarda il pezzo di carne e ride. Ride.

(Oooohm, io pratico meditazione avanzata.)

“Non posso farlo. Questa carne mi arriva così dalla Svezia, vede?”

Mi indica il codice a barre, che ovviamente da un metro non posso leggere. Mi fido.

“Ok…quindi che posso fare? Vorrei proprio comprare questo pezzo di vitello…”

Esce scazzato dal banco, cerca negli scaffali frigorifero fra la carne, e mi passa un altro pezzo di vitello.

“Eh, prenda quest’altro”.

Una merda. Noi italiani siamo schizzinosi, ed io lo sono in particolare, ma l’unico pezzo di vitello mangiabile fra tutti era quello che ho scelto io. Fra l’altro quello che mi propone è proprio un taglio di vitello diverso…che me ne dovrei fare? Chiedo del noce e mi dai le frattaglie?

Logica slovacca: vitello=vitello. E non rompere i coglioni.

“Ma…io vorrei proprio questo pezzo di vitello che ho scelto, non un altro.”

Lo spazientisco, lo so, per lui non ho senso.. Ma oramai ci sto quasi godendo…voglio ‘sto vitello e voglio farli penare per vendermelo.

Forse ha capito che con me deve lavorare se vuole levarmi dalle balle, e fa la prima cosa intelligente che ho visto nell’ultima mezz’ora di Hypertesco: compara il codice sulla carne col codice sullo scaffale. E non coincidono.

“Oramai che ha scoperto l’arcano la situazione è risolta!”. Penso. Io e la mia fiducia spropositata nel genere umano (?!???).

“Guardi, i codici non sono corretti, deve andare a cercare un addetto con la camicia rossa e chiedere a loro. Sono quelli là in fondo.” E indica l’altro lato, per la lunghezza, dell’hypersupermercato.

Mio figlio, seduto nel carrello ripieno di spesa e scarrozzato in giro, se la ride. A me vien da piangere. Fortuna che sono in ferie, perché ‘sta cosa che da 30 minuti giro il supermercato in lungo e in largo cercando di farmi vendere uno strapezzo di stravitello mette a dura prova i miei nervi.

Mi incammino verso due figuri in polo rossa, i quali stanno per fortuna camminando verso di me. Sono due donne.

“Mi scusi […] cassa […] cassa centrale […] muffin […] addetto mestruato […] vitello?”

La più anziana prende la situazione in pugno. Ritorniamo al frigo con i pezzi di carne e lei, la compagna e l’addetto carne si mettono a comparare i codici. E’ vero, sono diversi (ci mancava facessero altri 5-6 “bip” per leggere “Muffin”).

L’angelo in questione mi rassicura: “avrà il suo vitello, vado ad inserirlo al computer centrale, aspetti qui.”

5 minuti, e torna con la buona novella: è nato il mio codice a barre, ora devo solo tornare alla cassa centrale e pregare pagare.

In tutto questo, sono persino riusciti a ciularmi un pezzo del domino dei puffi che regalano ogni 10 € di spesa, dividendomela in due scontrini da 17 e 15€.

Ma per stavolta sorvoliamo: un altra mezz’ora così e faccio una strage.

Domino dei puffi

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Responses

  1. […] « vitello = vitello […]

  2. Questo post mi ha tirato su di morale e sono tre giorni che rido 🙂 Motivo: mi ero quasi convinto che camerieri/e e commesse/i slovacche/i ce l’avessero con me…. me la prendevo sul personale. Complimenti comunque all’autore, per la costanza… io per regola non chiedo mai nulla nei negozi (tanto è inutile, qualsiasi cosa ti diranno sempre e comunque che non ce l’hanno, anche se ne hanno magari dei magazzini pieni… bene che vada ti invitano ad andare dalla loro concorrenza). A parte questo ho un mucchietto di inutilissime pedine domino dei puffi… non so che farmene (il mio bimbo è troppo piccolo per il domino). Magari un giorno prendiamo un caffè e te le regalo 🙂
    PS: SAX mandami una email (il mio indirizzo dovresti visualizzarlo)… magari prendiamo davvero un buonissimo kavu insieme 🙂

  3. […] il cliente ed in particolare la sua soddisfazione. Scrissi tempo fa della fatica immane per farmi vendere un pezzo di carne. Per comprarlo, mica farselo regalare. Qualcun altro scrive spesso di come si scontra con questa […]

  4. […] oggi, stesso Tesco, stessa storia, ma oramai ho […]


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